A Tuzla un mese fa sono iniziate le manifestazioni dei lavoratorisenzasalario. In queste settimane ci sono stata molte manifestazioni e assemblee con qualche obiettivo raggiunto e molto che ancora si vuole fare. Il clima che si respira è in equilibrio tra l'euforia della possibilità del cambiamento e il rischio che tutto venga vanificato. C'è la consapevolezza di non dover sprecare le energie e non cadere nei tranelli che inevitabilmente un percorso partecipativo incontra. QUI una chiara sintesi di questi giorni.
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mercoledì 5 marzo 2014
Un mese
giovedì 13 febbraio 2014
C'è sempre da imparare
A una settimana dall'inizio della protesta l'energia è ancora molta e non sembra possa esaurirsi presto.
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Ubicazione:
Cantone di Tuzla, Bosnia ed Erzegovina
martedì 11 febbraio 2014
Aggiornamenti
lunedì 10 febbraio 2014
Le proteste a Tuzla: un punto di vista.
Dopo aver fatto molte domande, forse troppe ho capito che
non sarei mai riuscita a raccontare tutte le sfumature e quindi racconterò
quello che ho visto e letto. Poi piano piano si cercherà di capire, è quello
che stanno facendo tutti.
Ecco cosa è accaduto. Mercoledì i lavoratori, appena
licenziati, di cinque grandi aziende (Dita , Polihem , Poliolhem , GUMARA e
Konjuh ) che stanno fallendo, hanno iniziato una pacifica protesta per chiedere alle istituzioni (in particolare il
governo del cantone, che assomiglia un po’ alle regioni italiane) di gestire la
situazione e di riparare ai danni di tutti questi anni che hanno portato la
situazione a questo punto. In effetti, la privatizzazione di queste aziende non
è stato del tutto trasparente (come per molte altre del Paese). I lavoratori sostengono che non possono essere gli unici a dover pagare per
una situazione gestita malamente e in maniera disonesta dai politici e che
quindi sono anche le istituzioni a doversi fare carico del problema (leggi svendita imprese nazionali). Parliamo
di lavoratori che non hanno ricevuto uno stipendi per circa due anni a cui non
sono stati pagati correttamente i contributi per la pensione e l’assicurazione
sanitaria.
Ma questo è un esempio dei problemi del Paese, la disoccupazione
ha tassi elevatissimi, i dati dicono il 40 % il tasso generale, il 60% il tasso
dei giovani disoccupati. Infatti, fin da subito, alla protesta si sono uniti
gli studenti e i disoccupati. Sono stati creati gruppi face book e usato tutte le reti informali per invitare i cittadini a partecipare al
cambiamento e manifestare il proprio dissenso nei confronti di un governo
corrotto e incompetente che nelle mani delle organizzazioni internazionali (si,
ci sono anche riferimenti al pessimo accordo di Dayton) non lavora davvero per
il bene della propria cittadinanza. Questa protesta nasce dalla frustrazione e
la disperazione causati da una ingiusta diseguaglianza sociale, un mancato
rispetto delle regole proprio da coloro che dovrebbero crearle e farle
rispettare e dall’impossibilità di vedere un futuro per le giovani generazioni.
Mercoledì 5 febbraio, il primo giorno di protesta si è concluso con l’arresto di diverse persone, tra cui il leader informale Aldin
Širanović (disoccupato), ad ecco un motivo in più per protestare il giorno seguente. Il comportamento
delle istituzioni che si sono rifiutate di dialogare con i cittadini, e della
polizia che ha caricato con violenza picchiando e arrestando diverse persone è
stato determinante per ciò che è accaduto nei giorni successivi.
Il giovedì (6 febbraio) si è iniziato a manifestare alle 12.00 , i manifestati erano il doppio rispetto
al giorno precedente. Una giornata ancora caratterizzata da scontri violenti
tra polizia e una parte dei manifestanti, ci sono stati altri arresti e le
istituzioni sono state incapaci di gestire la situazione. I media hanno fatto
la loro parte riportato in maniera
scorretta gli eventi facendo e facendo riferimento ancora alla divisione
etno-nazionalista, ma per fortuna sembra che le persone non abbiano abboccato. Inoltre,
hanno trasmesso false notizie circa saccheggi e furti compiuti dai manifestanti,
notizia falsa smentita dai centri commerciali e con nessun tipo di prova. Nemmeno
questo ha funzionato. Infatti venerdì non sono nemmeno stati dati i numeri dei
manifestanti talmente alta è stata la partecipazione.
Ma prima di arrivare a venerdì, bisogna dire che Tuzla ha
rinnovato la sua peculiarità di città con una tradizione inter-nazionale , in
cui non è possibile riconoscere un gruppo etno-nazionale che difende la propria
posizione. E così le ragioni sono state condivise con altre 20 città della
Federazione di BiH e il capoluogo della Repubblica di Serbia ( e questo è un
evento da non sottovalutare!) che per il giovedì hanno annunciato
manifestazioni di solidarietà e si sono unite alle proteste contro il governo
corrotto e incapace. Giovedì è stato liberato anche Aldin Širanović, non vi
erano basi giuridiche per cui potesse essere detenuto (anche se comunque di
botte se n’è prese!).
Venerdì 7 Febbraio. A Tuzla è successo tutto in pochissimo
tempo. In mezz’ora i manifestanti sono riusciti a entrare dentro la sede del
governo cantonale, buttare dalle finestre tutto quello che capitava loro in
mano e appiccare il fuoco all’edificio (A Sarajevo invece gli scontri sono
proseguito tutto il giorno, fino a sera). La polizia non ha fatto praticamente
resistenza e non ha lanciato un solo lacrimogeno. Nulla. Ritirata. Devo dire
che assistere alla distruzione di quel palazzo mi ha messo una certa
inquietudine e me ne sono andata … ma ho continuato a seguire gli eventi e così
dopo aver visto altro fumo dalla mia finestra ho capito che anche il municipio
stava andando a fuoco. Solo dopo questo evento il Sindaco di Tuzla ha parlato
in pubblico chiedendo di fermarsi nella distruzione dei palazzi pubblici perché
sono di tutti e di abbassare il livello di violenza. Anche i diversi gruppi
informali hanno chiesto di interrompere l’escalation e di non continuare a
danneggiare i beni che i cittadini
stessi avrebbero dovuto pagare per ricostruire.
La manifestazione si è conclusa solo in serata dopo alcuni
scontri tra manifestanti e polizia davanti alla stazione di polizia in centro
città.
Ovviamente si è assistito a una condanna della violenza da
parte di tutte le istituzioni e di tutti i politici e anche tra i manifestanti
si è cercato di prendere le distanze dalla prosecuzioni di comportamenti
violenti. Ma non è stata una condanna che ha rinnegato gli eventi od offuscato le
ragioni della protesta. Anzi, si è spiegato che solo il cambiamento potrà evitare
la continuazione di atti violenti. E anche se alcuni media hanno portato punti
di vista discutibili ritornando alla questione nazionalista e ancora accusando
di saccheggi inesistenti, altri media hanno dato voce a chi voleva argomentare
le ragioni della protesta e iniziato a diffondere un documento con le richieste
dei manifestanti. Un appello, che dalla mia prospettiva, è piuttosto utopico,
ma probabilmente è perché sono italiana. Comunque il documento propone: la
responsabilità condivisa per il mantenimento dell’ordine pubblico tra
cittadini, forze dell’ordine e protezione civile per evitare la criminalizzazione,
politicizzazione e la manipolazione delle proteste; stabilire un governo
tecnico una rinegoziazione della
privatizzazione delle cinque aziende in fallimento, con un piano di recupero
per dare la possibilità di mantenere il lavoro ai lavoratori licenziati; eliminare
i privilegi della classe politica e ridurre la diseguaglianza di remunerazione
tra loro e i cittadini (è un po’ più articolato in maniera più tecnica di così,
ma questo è il principio); istituire un governo di transizione del cantone che
permetta di attuare le misure urgenti fino ad ottobre 2014, quando sono
previste le prossime elezioni. Il governo tecnico dovrà essere composto da
coloro che non hanno mai avuto un mandato ad ogni livello di governo. Questo governo di transizione avrebbe il
dovere di presentare relazioni settimanali delle attività svolte per il
raggiungimento degli obiettivi richiesti in modo da poter essere monitorato dai
cittadini.
Il venerdì si è concluso con le dimissioni del primo
ministro del governo del Cantone di Tuzla, ma è stato solo il primo a
dimettersi, a livello di cantone infatti si susseguono notizie di dimissioni di
altri primo ministro, ad esempio del Cantone di Zenica-Doboj e del Cantone di
Sarajevo e il Ministro degli interni del Cantone di Mostar, altre dimissioni
vengo smentite e poi riportate.
I cittadini di Tuzla, prima di andare a riposarsi, hanno lanciato
l’appuntamento per il giorno successivo: ripulire la città! Perché è la città
che amiamo.
Con pochi significativi gesti i cittadini di Tuzla sono
riusciti a spiegare la violenza, argomentare la propria posizione e innescare
un processo di ricostruzione. Tutto in una giornata.
Il sabato è stato il giorno della pulizia, in cui cittadini
e poliziotti hanno collaborato per recuperare parte dei danni procurati il
giorno precedente e si sono aggiunte nuove argomentazioni e richieste, questa
volta a livello nazionale ed è stato elaborato il Manifesto della Nuova Bosniaed Erzegovina. Le richieste sono tante, una per tutte: il superamento della divisione
tripartita sulla base etno-nazionale che blocca la presa di decisione a tutti
livelli istituzionali e la costruzione dell'identità Bosniaca piuttosto che dell'identità
etnica.
Come
afferma Damir Arsenijevic nell’intervista rilasciata ad Aljazeera l’intenzione è di creare nuove possibilità non solo per una stagione
(riferimento all’idea di primavera bosniaca che è circolata sin dai primi
giorni) ma per gli anni a venire. Nuove manifestazioni a livello nazionale sono
previste per lunedì 10 febbraio, ma in realtà, mentre queste post viene scritto
a Tuzla si sta svolgendo un concerto per proseguire pacificamente la
manifestazione.
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venerdì 7 febbraio 2014
In a flash
p.s. alla fine quando non ho più visto la persona con cui
stavo scappando ho perso la concentrazione e sono caduta. ma quanto sono veloce
a rialzarmi. eh si, sono proprio veloce a rialzarmi.
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